Oggi mi permetto una piccola licenza con questo post, soprattutto per utilizzare la lingua italiana e anche la tematica, giaché non ha niente a vedere con i miei post abituali.
L’italiano perché desidero fare participi ai miei colleghi e amici dell’Italia, che so che, guardano qualche volta questa mia nevrosi particolare che sta diventando In fernend land, senza capire niente (il catalano è una lingua troppo residuale, propria d’una tribù persa al sud dell’Europa, simile al paese Galo d’Asterix) e dopo sete mese di condividere insieme, oggi ho deciso dedicargli una piccola parcella.
Perbacchare è un verbo inventato ma ha soltanto significato, al meno fino a d’oggi, per Marta, Matteo ed Io (la squadra vincente).
Il Perbacco è un ristorante da Torino, dove a parte di mangiare da Dio per un ragionevole prezzo, ogni sera che n’andiamo, diventa straordinariamente piacevole, creandosi fra noi una complicità diversa a quella che già normalmente siamo capaci de creare. Non so si è il locale, l’amabilità del proprietario, la cucina della moglie o il ristorante invece è la scenografia perfetta per mettere a posto il rituale che soltanto succede là e non dagli altri stupendi ristoranti che abbiamo visitato.
È per questo che perbacchare è diventato un verbo che identifica il desiderio di cercare una complicità speciale, una serata unica e indimenticabile, che serva per almeno un paio d’ore, dimenticare la fatica che fanno tante cose brutte del lavoro e altri della vita in generale, che sembra essere che in Via Mazzini 31, non entrano mai.
Provate a trovare il momento per perbacchare anche voi, dove volete che ci trovate.































